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LA VENDETTA E IL CORAGGIO PREMIATO DI UNA DONNA FERITA 
 
Plutarco (46/48 d. C. - 125/127 d. C.), poeta, scrittore e sacerdote greco, vissuto sotto l'Impero romano, ci  narra di Timoclea, una delle prime donne della storia a ribellarsi contro il suo stupratore. Si tratta della sorella di Teagene di Beozia, comandante dell'esercito di Tebe, il quale morì nel 338 a. C. combattendo contro l'esercito vincitore del re macedone Alessandro Magno. Non ci sono date precise sull'età di Timoclea, si sa solo che subì una orrenda violenza sessuale dopo la Battaglia di Tebe, avvenuta nel 335 a. C. da parte di un comandante di origine trace dell'esercito di Alessandro Magno. Plutarco ci dice che questo guerriero dopo la battaglia occupò la casa della donna tebana, si fece servire da mangiare, poi la portò con la forza in una stanza dove la violentò. Costui era anche avido di denaro per cui le chiese se conosceva il posto dove a Tebe si nascondevano i denari e così facendo regalò a Timoclea l'occasione di vendicarsi. Ella lo accompagnò ad un pozzo affermando che nel suo fondo si trovava il tesoro di Tebe e quando lui si sporse per guardarvi dentro, con forza lo spintonò per farlo precipitare giù; dopo gli gettò sopra dei grossi sassi finché fu certa di averlo ucciso. A rendere famosa Timoclea risulta il suo essere stata graziata da Alessandro Magno seppure con l'accusa pesante di aver assassinato un suo comandante. La sua descrizione della violenza subita commosse il re macedone, il quale ammirandone il coraggio, decise farle dono della vita. Sarà comunque solo lei e la famiglia del grande poeta Pindaro ad essere lasciati liberi, perché per gli altri Alessandro non ebbe pietà: la storia racconta infatti che diede fuoco all'intera città di Tebe e tutta la popolazione venne venduta come schiava. 
(FAGR 30-03-2022)
"Timoclea uccide il capitano di Alessandro Magno" 
 
di Elisabetta Sirani
 
 
 
 
 
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