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RIVISTA DELLA FAGR-Editore
UN IDEALISTA CORAGGIOSO 
 
La famiglia toscana dei Buonarroti si interessò sempre di politica e lo stesso Michelangelo, il membro più famoso, a suo modo lo fece, forse principalmente per  non deludere troppo il padre, tuttavia con gli avvenimenti del suo tempo non gli fu facile giacché prima di tutto, gli importò solo della sua libertà di esprimersi come artista. Chi invece dedicò l'intera vita al voler risolvere i problemi sociali, fu un suo discendente: Filippo Giuseppe Maria Ludovico Buonarroti (1761-1837). Lui risulta uno dei più grandi rivoluzionari di inizio Ottocento, fondatore nel 1790 del “Giornale patriottico della Corsica”, il primo del genere scritto in italiano.  
Nato a Pisa, dove si laureò in giurisprudenza e si appassionò ai testi illuministici, Filippo intraprese poi una attività lavorativa per vendere i libri degli autori più famosi dell'Illuminismo francese. Mirava a propagare le idee del filosofo Rousseau e di altri illuministi in Italia, ma quando le autorità lo scoprirono, gli ordinarono di cessare immediatamente tale commercio. Dopo lo scoppio della Rivoluzione francese partì per la Corsica desiderando aderire ai movimenti rivoluzionari corsi, mandando così in fumo per il suo fervore politico, anche il matrimonio con la contessina Elisabetta Conti. Il “Giornale patriottico della Corsica”, lo rese subito famoso e ottenne perciò presto importanti incarichi pubblici che gli permisero di frequentare il club dei giacobini a Parigi e di farsi apprezzare da Robespierre, il quale lo volle subito come suo collaboratore. Grazie a tale importante conoscenza venne nominato commissario rivoluzionario di Oneglia, una città ligure conquistata dai francesi. Ebbe sempre bisogna dire una discreta fortuna anche nella vita privata, infatti le leggi rivoluzionarie gli permisero di divorziare e sposarsi con la compagna della sua vita, Teresa Poggi.  
Filippo trasformerà Oneglia nel primo rifugio per patrioti dal sentimento unitario italiano. Nel 1794 con un colpo di Stato in Francia, si mandò alla ghigliottina Robespierre e tutti i suoi collaboratori furono arrestati, compreso Filippo Buonarroti, il quale si ritrovò imprigionato nel Plessis. Il carcere non fermò comunque la sua attività rivoluzionaria, qui infatti con l'aiuto del giornalista e rivoluzionario francese François-Noel Babeuf e altri prigionieri seguaci di Robespierre, progettò la congiura degli Eguali. Quando il Direttorio (organo a capo del governo francese in quel periodo) concesse la grazia ai giacobini, subito Buonarroti si diede da fare per organizzare la divulgazione attraverso manifestini delle idee egualitarie che volevano ogni bene nelle mani dello Stato per una giusta distribuzione della ricchezza. Il suo scopo era far cadere il governo e ci andò parecchio vicino. La congiura fu però scoperta: Babeuf venne condannato a morte e Buonarroti alla deportazione. L'attesa di tre anni in prigione prima di essere deportato giovò al rivoluzionario italiano perché l'arrivo di Bonaparte al potere gli portò fortuna. La sua pena diventò solo di pochi anni nel carcere di Sospello in Provenza. Grave errore di Napoleone naturalmente, perché Filippo anche in quel carcere sobillò i prigionieri. Riuscì subito a mettersi in contatto con la setta antibonapartista dei Filadelfi e ben presto ne divenne il capo. Fino alla morte non fermò mai la sua attività rivoluzionaria contro governi non giacobini. A Parigi collaborò anche con il giovane Giuseppe Mazzini per tessere i rapporti tra i patrioti italiani rifugiati in Francia.  
Buonarroti risulta molto stimato da Mazzini, il quale da lui copierà nel 1831 l'idea di stampare un giornale simile al “Giornale patriottico della Corsica”, intitolandolo “Giovane Italia”, per trasmettere le idee necessarie a trasformare l'Italia in una Repubblica democratica e unitaria; come tutti sanno esso sarà fondamentale per istruire i patrioti sui programmi della sua associazione (chiamata anch'essa Giovane Italia) durante il periodo del Risorgimento italiano. Senza questo impavido rivoluzionario toscano quindi non sarebbero esistiti neanche i periodici: la Giovane  Francia, la Giovane Germania, la Giovane Polonia e la Giovane Svizzera (ispirati dal giornale Giovane Italia) che tanto cambiarono gli assetti politici europei. Certo se Filippo fosse stato solo un Repubblicano come Mazzini invece che un fervido giacobino scampato alla ghigliottina, convinto sostenitore delle idee base per il futuro movimento del Comunismo, oggi il suo nome comparirebbe sui testi scolastici e magari sarebbe famoso come quello dell'illustre antenato, il magnifico Michelangelo. 
(FAGR 21-01-2021) 
Ritratto di Filippo Buonarroti 
 
(di Philippe Auguste Jeanron)