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LO STRATEGA DAI MOLTI TALENTI (TRANNE QUELLO DI SOTTOSTARE AI POTENTI) 
 
Se l'ateniese Alcibiade (450 a. C.- 404 a. C.) avesse posseduto il dono del saper fare amicizia con i potenti, la Guerra del Peloponeso non sarebbe finita con Atene distrutta. Ma lui questo dono proprio non l'ebbe. Militare, politico, oratore e statista di altissimo livello appartenente al clan aristocratico degli Alcmeonidi, nonostante questo in pochi al mondo risultano odiati al suo pari. I suoi avversari politici furono disposti a tutto pur di distruggerlo.  
Alcibiade aveva progettato una spedizione in Sicilia che molti storici affermano sarebbe stata vincente se guidata da lui, ma i suoi nemici lo coinvolsero nello “scandalo delle erme” probabilmente per impedirgli di diventare ancora più potente raccogliendo questa vittoria.  
Il  giorno prima della partenza per la Sicilia furono decapitate le erme della città (teste scolpite su pilastrini quadrangolari considerate portafortuna) e siccome non c'erano prove, lo lasciarono partire, però dopo non ebbero pace finché non trovarono un testimone in grado di accusarlo. Sicuri che l'esercito ateniese avrebbe vinto comunque anche senza l'ideatore del piano militare, decisero di arrestarlo e processarlo, invece si sbagliarono. E di grosso. Non solo furono sconfitti in Sicilia, ma Atene si guadagnò un terribile nemico a conoscenza di ogni segreto della città. Alcibiade fuggì a Sparta per salvarsi e da lì diede preziose informazioni su come sconfiggere Atene.  
La sua propensione ad inimicarsi i potenti però continuò a danneggiarlo. Sembra secondo gli storici che anche da quella città dovette fuggire perché mise incinta Timea, la moglie di Agide, capo del governo spartano. Riparò dopo in Persia, altro stato nemico di Atene che beneficiò dei suoi preziosi consigli di stratega militare. Egli rimase consigliere del satrapo Tissaferne finché i suoi sostenitori in patria riuscirono a farlo ritornare ad Atene. Per diversi anni dopo collezionò numerose vittorie militari tanto che ormai Sparta pensava di trattare per la pace, ma l'odio feroce verso di Alcibiade dei suoi avversari lo fece di nuovo esiliare.  
Per Alcibiade fu la fine di una gloriosa carriera  e per Atene la fine di ogni speranza di vittoria contro Sparta. I nemici di quest'uomo della cui sorte dipese quasi interamente l'esito della Guerra del Peloponeso, devono aver pensato che pur di toglierlo di mezzo, valesse la pena anche rischiare di far crollare l'Impero greco. 
 
(FAGR 30-07-2020) 
 
Alcibiade e Socrate 
 
di Marcello Bacciarelli (1731-1818)