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BRIGANTI PATRIOTI 
 
Finché non si comprese che non si sarebbe mai unita l'Italia senza l'adesione del popolo, i danni collaterali furono veramente tanti e gravi. L'aspirazione al martirio (Mazzini credeva fermamente che così il popolo avrebbe dopo amato e seguito i capi insurrezionali) di patrioti quasi tutti di origine nobile, portò ad arruolare anche briganti, unici a volersi liberare dei vecchi governi per via delle condanne penzolanti sulle loro teste e ciò servì davvero a poco. Vogliamo ricordare in proposito degli eroi risorgimentali che pagarono con la vita la disorganizzazione del nostro Risorgimento, primi fra tutti i baroni Attilio Bandiera (1810-1844) e suo fratello Emilio (1819-1844) con il duca di San Giovanni Carlo Pisacane, i quali se fossero stati muniti di un cellulare non sarebbero certo corsi in zone credendo di trovare degli insorti per poi restare con due dita nel naso (i primi vicino Cosenza e il secondo nei dintorni di Sapri); purtroppo però tutti loro si trovavano con aspiranti patrioti di professione briganti, i quali vedendo nessun governo nuovo arrivare e perciò la loro grazia sfumare, sicuramente li persuasero a proseguire nell'affrontare azioni assurde. I fratelli Bandiera, disertori della marina austriaca e figli dell'ammiraglio Francesco Giulio Bandiera, furono alla fine traditi da uno dei briganti patrioti, il quale  andò dalla polizia borbonica a denunciarli sperando di aver condonato in tal modo la pena; Carlo Pisacane dopo aver liberato più di 200 briganti dal carcere di Ponza, si dice che si suicidò (nessuno ne è però certo e forse rimase ucciso) dopo aver visto il popolo (abilmente manovrato dai borbonici), rivoltarsi contro il suo gruppo pensandoli tutti malviventi. In entrambi i casi fu davvero un disastro! E il peggio era che l'esercito borbonico per sventare tali attacchi dei mazziniani, se la rise, in quanto dovette faticare davvero poco! 
 
(FAGR 5-9-16)
Carlo Pisacane 
Attilio Bandiera 
Emilio Bandiera